martedì 17 febbraio 2009
domenica 27 aprile 2008
La strada difficile della sessualità
La sessualità è tra gli aspetti e gli argomenti della società moderna e postmoderna più controversi. Da una parte c’è una tendenza sessofobica prevalentemente incalzata dai tabù storici imposti dall’istituzione ecclesiastica, ricordiamo l’abusato concetto di colpa (concetto spesso usato impropriamente), dall’altra parte la sessualità vive il suo boom nella trasgressione libertina. Al di là delle moralizzazioni, quel che vorrei notare in questo contesto è che, sia nei tabù sia nella libertà dei comportamenti sessuali, c’è una distorsione culturale della sessualità. La sessualità, nel nostro tempo, spesso non rende l’aspetto veritiero della sua funzione che non è solo una semplice funzione di riproduzione della specie, ma anche quella della conoscenza più accurata del proprio corpo e di quello altrui. Una conoscenza adeguata porterebbe verso la cura di sè e dell’altro nella sfera sessuale-affettiva. Ora, la sessualità femminile, sappiamo tutti, è più complessa di quella maschile, ciò è dovuto dal fatto che le donne hanno due modi di provare il piacere sessuale, quello vaginale e quello clitorideo. Questi implicano due forme di piacere diverso che spesso sono difficili da conciliare. Possiamo dire che la mancanza di una provocazione del piacere, adeguato ad ogni ambito, spesso è causa della frigidità nelle donne. Vien naturale chiedersi: perchè le donne possono vivere la frigidità? La crudezza con cui oggi si parla e, soprattutto, si vive la sessualità, ha portato la specie umana alla freddezza dell’atto sessuale, ormai vissuto, soprattutto dalla generazione più giovane, come un atto necessariamente dovuto senza essere vissuto come un momento di carica erotica a coronamento dell’affettività. La sessualità moderna-posmoderna è diventata meccanica e, come ogni meccanica, presenta le caratteristiche della prevedibilità e staticità del rapporto. C’è una violenza inaudita nei confronti del corpo, sia quello altrui, sia il proprio. Il corpo è visto-vissuto ormai come oggetto o come mezzo per uno scopo determinato: il piacere in sè. Nella noia della meccanica si consuma il sesso non adeguatamente supportato dall’informazione sessuale, un’informazione che dovrebbe portarci alla conoscenza del proprio corpo e di quello altrui accompagnata dall’educazione emotiva, così si eviterebbe di vivere un atto naturale come qualcosa di estraneo, quasi alieno, alla vita psichica-spirituale di tutta la persona, senza tabù bigotti, senza sensi di colpa ingiustificati e senza svendita del corpo alla migliore offerta simbolica della civiltà dell’immagine.
lunedì 14 aprile 2008
L'atro blog!
Potete frequentare lo stesso blog parallelo col link di word press: http://www.kulturaindipendente.wordpress.com/
nel blog di word press verranno anticipati post che qui introdurrò solo qualche tempo dopo
nel blog di word press verranno anticipati post che qui introdurrò solo qualche tempo dopo
sabato 5 aprile 2008
Da un'e-mail ricevuta: un consiglio per chi vuol essere libero di non votare senza avvantaggiare una futura maggioranza. Cittadini: svegliamoci!
Non tutti sanno.
Pochi lo sanno ma la legge prevede la possibilita' di rifiutarsi di votaree metterlo a verbale. Quando si va al seggio e dopo che le schede sonovidimate si dichiara che ci si rifiuta di votare e si vuole che sia messo averbale. Le schede di rifiuto vengono CONTATE e sono VALIDE, contrariamentealle schede nulle o bianche o all'astensione dal voto. Nessun media(chiaramente) ne parla, sembra che i giochi della CASTA siano gia' fatti,come al solito la gente andra' a votare il "meno peggio". Nel caso leschede di rifiuto arrivassero a un certo numero ( cosa mai successa nelleelezioni italiane) la castaavrebbe "qualche problema" nell'assegnare iseggi vuoti e i media saranno obbligati a parlarne. L'astensionismo passivo non fa percentuale di media votanti e riguardo alleelezioni legislative il nostro sistema di attribuzione non prevede nessunquorum di partecipazione. Quindi, se per assurdo nella consultazioneelettorale votassero tre persone, ciò che uscirebbe dalle urne sarebbeconsiderata valida espressione della volontà popolare e si procederebbequindi all'attribuzione dei seggi in base allo scrutinio di tre schede.Altresì le schede bianche e nulle, fanno si percentuale votanti, ma vengonoripartite, dopo la verifica in sede di collegio di garanzia che neattestile caratteristiche di bianche o nulle, in un unico cumulo da ripartire nelcosiddetto premio di maggioranza....(per assurdo sempre votando bianca onulla se alle prossime elezioni vincesse Berlusconi le suddette schedeandrebbero attribuite nel premio di Forza Italia). Esiste però un METODO DIASTENSIONE, che garantisce di essere percentuale votante (quindi non> delegante) ma consente di non far attribuire il proprio non-voto alpartito di maggioranza. E' infatti facoltà dell'elettore recarsi al seggioe una volta fatto vidimare il certificato elettorale, AVVALERSI DEL DIRITTODI RIFIUTARE LA SCHEDA, assicurandosi di far mettere a verbale taleopzione; è possibile inoltre ALLEGARE IN CALCE AL VERBALE, UNA BREVEDICHIARAZIONE IN CUI, SE VUOLE, L'ELETTORE HA IL DIRITTO DI ESPRIMERE LEMOTIVAZIONI DEL SUO RIFIUTO (es.: 'Nessuno degli schieramenti qui riportatimi rappresenta')'. 'La scelta delladata del 13 aprile per il voto inalternativa a quella del 6 di aprile può apparire casuale ma non lo è> affatto: votando il 6 aprile, infatti, i parlamentari alla primalegislatura non rieletti non avrebbero maturato la pensione, votando invececome stabilito dal Consiglio dei Ministri il 13 aprile, ovvero unasettimana dopo, acquisiranno la pensione''. ''E poi parlano di voler farel'election day per ridurre i costi della politica -ironizza- Ben altrisaranno i costi di queste pensioni, non solo in meri termini quantitativi,ma anche per il messaggio dato al Paese, perché questo è il tipico esempiodi come fatta la legge viene subito trovato l'inganno''. MORALE DELLAFAVOLA 300.000.000 DI COSTI PER QUESTA GENTE CHE DOPO POCHISSIMI MESI SENZAFAR NULLA >> GIA' HANNO UNA PENSIONE DI PLATINO ALLA FACCIA DEI PENSIONATICHE DOPO UNA VITA DI LAVORO ADESSO PER MANGIARE RACCATTANO LAVERDURARIMASTA A TERRA NEI MERCATI. FATE GIRARE QUESTE INFORMAZIONI, TUTTI DEVONOSAPERE I tg corrotti E PREZZOLATI NON LO DICONO, I GIORNALI NEMMENO, SOLOINTERNET PERMETTE DI CONOSCERE QUESTA SCHIFEZZA.
Un link che presenta meglio il filmato per "non votare"
http://it.youtube.com/watch?v=Na6tMu0KfNQ
E-mail di Giovanna beppegrillo-meetup-169
Pochi lo sanno ma la legge prevede la possibilita' di rifiutarsi di votaree metterlo a verbale. Quando si va al seggio e dopo che le schede sonovidimate si dichiara che ci si rifiuta di votare e si vuole che sia messo averbale. Le schede di rifiuto vengono CONTATE e sono VALIDE, contrariamentealle schede nulle o bianche o all'astensione dal voto. Nessun media(chiaramente) ne parla, sembra che i giochi della CASTA siano gia' fatti,come al solito la gente andra' a votare il "meno peggio". Nel caso leschede di rifiuto arrivassero a un certo numero ( cosa mai successa nelleelezioni italiane) la castaavrebbe "qualche problema" nell'assegnare iseggi vuoti e i media saranno obbligati a parlarne. L'astensionismo passivo non fa percentuale di media votanti e riguardo alleelezioni legislative il nostro sistema di attribuzione non prevede nessunquorum di partecipazione. Quindi, se per assurdo nella consultazioneelettorale votassero tre persone, ciò che uscirebbe dalle urne sarebbeconsiderata valida espressione della volontà popolare e si procederebbequindi all'attribuzione dei seggi in base allo scrutinio di tre schede.Altresì le schede bianche e nulle, fanno si percentuale votanti, ma vengonoripartite, dopo la verifica in sede di collegio di garanzia che neattestile caratteristiche di bianche o nulle, in un unico cumulo da ripartire nelcosiddetto premio di maggioranza....(per assurdo sempre votando bianca onulla se alle prossime elezioni vincesse Berlusconi le suddette schedeandrebbero attribuite nel premio di Forza Italia). Esiste però un METODO DIASTENSIONE, che garantisce di essere percentuale votante (quindi non> delegante) ma consente di non far attribuire il proprio non-voto alpartito di maggioranza. E' infatti facoltà dell'elettore recarsi al seggioe una volta fatto vidimare il certificato elettorale, AVVALERSI DEL DIRITTODI RIFIUTARE LA SCHEDA, assicurandosi di far mettere a verbale taleopzione; è possibile inoltre ALLEGARE IN CALCE AL VERBALE, UNA BREVEDICHIARAZIONE IN CUI, SE VUOLE, L'ELETTORE HA IL DIRITTO DI ESPRIMERE LEMOTIVAZIONI DEL SUO RIFIUTO (es.: 'Nessuno degli schieramenti qui riportatimi rappresenta')'. 'La scelta delladata del 13 aprile per il voto inalternativa a quella del 6 di aprile può apparire casuale ma non lo è> affatto: votando il 6 aprile, infatti, i parlamentari alla primalegislatura non rieletti non avrebbero maturato la pensione, votando invececome stabilito dal Consiglio dei Ministri il 13 aprile, ovvero unasettimana dopo, acquisiranno la pensione''. ''E poi parlano di voler farel'election day per ridurre i costi della politica -ironizza- Ben altrisaranno i costi di queste pensioni, non solo in meri termini quantitativi,ma anche per il messaggio dato al Paese, perché questo è il tipico esempiodi come fatta la legge viene subito trovato l'inganno''. MORALE DELLAFAVOLA 300.000.000 DI COSTI PER QUESTA GENTE CHE DOPO POCHISSIMI MESI SENZAFAR NULLA >> GIA' HANNO UNA PENSIONE DI PLATINO ALLA FACCIA DEI PENSIONATICHE DOPO UNA VITA DI LAVORO ADESSO PER MANGIARE RACCATTANO LAVERDURARIMASTA A TERRA NEI MERCATI. FATE GIRARE QUESTE INFORMAZIONI, TUTTI DEVONOSAPERE I tg corrotti E PREZZOLATI NON LO DICONO, I GIORNALI NEMMENO, SOLOINTERNET PERMETTE DI CONOSCERE QUESTA SCHIFEZZA.
Un link che presenta meglio il filmato per "non votare"
http://it.youtube.com/watch?v=Na6tMu0KfNQ
E-mail di Giovanna beppegrillo-meetup-169
domenica 23 marzo 2008
L'abitudine di contrarre abitudini, ma c'è "l'alibi" della vita
Le chiese, è chiaro, sono un libero luogo di culto e di preghiera, ma non certo il luogo della fede perché il luogo della fede è l’Uomo.
Il luogo di preghiera, in quanto utile e importante per raccogliersi in sé, può porre la persona in preghiera in una situazione che se estremamente ritualizzata può far perdere gradatamente il coinvolgimento autentico dell’uomo. Ogni forma ritualizzata, in quanto è esteriore, ma non è detto priva di valore, è comunque tendenzialmente destinata a dissolversi nella stessa ritualità per semplice abitudine, come se impersonarsi in uno spazio e tempo cronologico seriale, tende a far perdere quel coinvolgimento assoluto che la fede necessita per sua natura di testimonianza. Per questa ragione la fede autentica non si può insegnare come se fosse una nozione, ma la si vive come Esperienza, un’esperienza che va esercitata, fors’anche negli stessi riti e che va equilibrata a seconda del proprio tempo originario. Ovvio che per ciò che concerne la fede, solo il Cristo sa se la stessa fede è degna di questo nome, è autentica, il Dio che solo sa, legge la purezza dei cuori.
Il mio discorso non vuole delegittimare le liturgie delle varie chiese, ma vuole porre in risalto che l’abitudine nella ritualità prolungata porta ad addormentare le coscienze, quando invece la fede autentica è vigilanza, particolarmente nella condizione esistenziale della tribolazione.
Fede come com-prendere, nel suo significato più proprio è – prendere con sè – la propria croce e, questo com-prendere, è tribolazione nella fede, è nel proprio tempo, attesa.
Dio non vuole i cuori alienati dei suoi figli, Egli è libertà, quando preghiamo non dobbiamo dare troppa importanza alla ritualità, essa diviene alienazione, l’alienazione è dipendenza da un tempo seriale che è il tempo meccanico, la Fede invece è al di là del tempo. Cosa conta il gesto rituale? Dio conosce già la purezza del cuore di chi in Lui confida e nella Fede andrà al di là del tempo alienante. Chi crede si affida a Dio nel Suo tempo, un tempo indefinito dall’uomo, il tempo che è altro, alibi della vita.
Rosalinda Maggio
Il significato della parola alibi, oltre a quello comune di attenuante, è in latino: altrove, altro, che qui intendiamo non un comune aldilà, ma un tempo diverso dal tempo spazializzato.
Il luogo di preghiera, in quanto utile e importante per raccogliersi in sé, può porre la persona in preghiera in una situazione che se estremamente ritualizzata può far perdere gradatamente il coinvolgimento autentico dell’uomo. Ogni forma ritualizzata, in quanto è esteriore, ma non è detto priva di valore, è comunque tendenzialmente destinata a dissolversi nella stessa ritualità per semplice abitudine, come se impersonarsi in uno spazio e tempo cronologico seriale, tende a far perdere quel coinvolgimento assoluto che la fede necessita per sua natura di testimonianza. Per questa ragione la fede autentica non si può insegnare come se fosse una nozione, ma la si vive come Esperienza, un’esperienza che va esercitata, fors’anche negli stessi riti e che va equilibrata a seconda del proprio tempo originario. Ovvio che per ciò che concerne la fede, solo il Cristo sa se la stessa fede è degna di questo nome, è autentica, il Dio che solo sa, legge la purezza dei cuori.
Il mio discorso non vuole delegittimare le liturgie delle varie chiese, ma vuole porre in risalto che l’abitudine nella ritualità prolungata porta ad addormentare le coscienze, quando invece la fede autentica è vigilanza, particolarmente nella condizione esistenziale della tribolazione.
Fede come com-prendere, nel suo significato più proprio è – prendere con sè – la propria croce e, questo com-prendere, è tribolazione nella fede, è nel proprio tempo, attesa.
Dio non vuole i cuori alienati dei suoi figli, Egli è libertà, quando preghiamo non dobbiamo dare troppa importanza alla ritualità, essa diviene alienazione, l’alienazione è dipendenza da un tempo seriale che è il tempo meccanico, la Fede invece è al di là del tempo. Cosa conta il gesto rituale? Dio conosce già la purezza del cuore di chi in Lui confida e nella Fede andrà al di là del tempo alienante. Chi crede si affida a Dio nel Suo tempo, un tempo indefinito dall’uomo, il tempo che è altro, alibi della vita.
Rosalinda Maggio
Il significato della parola alibi, oltre a quello comune di attenuante, è in latino: altrove, altro, che qui intendiamo non un comune aldilà, ma un tempo diverso dal tempo spazializzato.
mercoledì 12 marzo 2008
Delirio di un poeta
Potenza estranea che mi sovrasta, che mi soggioga, che non domino.
Signor padrone oggi ho fatto ciò che ho fatto ieri e domani farò quel che ho fatto oggi, per il resto, per l’eterna mia vita che tu sai che non è, ma così pare.
Dividi questo mio lavoro che meccanico si impadronisce della mente, paraocchi per questi miei occhi affaticati, il colore grigio li ammansisce.
Signor padrone io che son servo in questo tempo tuo libero, io che compio mille volte per mille anni lo stesso gesto per sopravvivere ed io sconsolato che la mia mente abbandonai, morte giovane la colse.
Signor padrone non vivo condannato al tuo servigio.
Vita a te morente, morte a me vivente
sarò sempre cacciatore o pescatore, pastore o solo critico
mi condanni oh padrone, voi mi ferite e moribondo mi lasciate, ma altro sono e voi sapete
ieri cacciatore, oggi pescatore, domani pastore, critico quand’è ora.
Signor padrone al di là del tuo tempo vivo, perché nel mio sono uomo
finite il gioco di un bimbo, ma fanciullo sovrano voglio tornare.
Comunque vada lascio a voi in pasto l’illusione del mondo, così fanatico, così squallido , così desolatamente mediocre
signor padrone schiavo di un mondo che non hai,
non senti.
Troppo vero, troppo autentico il delirio di un poeta!
Rosalinda Maggio
Signor padrone oggi ho fatto ciò che ho fatto ieri e domani farò quel che ho fatto oggi, per il resto, per l’eterna mia vita che tu sai che non è, ma così pare.
Dividi questo mio lavoro che meccanico si impadronisce della mente, paraocchi per questi miei occhi affaticati, il colore grigio li ammansisce.
Signor padrone io che son servo in questo tempo tuo libero, io che compio mille volte per mille anni lo stesso gesto per sopravvivere ed io sconsolato che la mia mente abbandonai, morte giovane la colse.
Signor padrone non vivo condannato al tuo servigio.
Vita a te morente, morte a me vivente
sarò sempre cacciatore o pescatore, pastore o solo critico
mi condanni oh padrone, voi mi ferite e moribondo mi lasciate, ma altro sono e voi sapete
ieri cacciatore, oggi pescatore, domani pastore, critico quand’è ora.
Signor padrone al di là del tuo tempo vivo, perché nel mio sono uomo
finite il gioco di un bimbo, ma fanciullo sovrano voglio tornare.
Comunque vada lascio a voi in pasto l’illusione del mondo, così fanatico, così squallido , così desolatamente mediocre
signor padrone schiavo di un mondo che non hai,
non senti.
Troppo vero, troppo autentico il delirio di un poeta!
Rosalinda Maggio
lunedì 3 marzo 2008
La crisi dell'anima postmoderna
Le più grandi malattie dell’uomo moderno e postmoderno sono malattie che hanno colpito l’anima, un’anima che oggi è lacerata dal vuoto nichilistico che l’assedia: ancora Socrate beve un’altra cicuta! Il vuoto dell’anima porta a un’irragionevole ricerca di ciò che questo vuoto per l’occasione temporanea può colmare. L’anima allora la si riempie di cose che non sono a essa connaturate, è il superfluo che arriva a colmare quel vuoto, quel superfluo che la volontà cerca per non sentire questi, o almeno si illude di non sentire, ma questo vuoto non lo può togliere nessuno, non il politico delle grandi promesse, non la star irraggiungibile della musica e della televisione, non i divertimenti continui che sono tali proprio per distrarre dalla verità del vuoto di un’anima che è piena di nulla, non dalle mode investitrici e produttrici di banalità, il vuoto in questo modo lo si può far tacere solo per un tempo breve e se con le distrazioni e il superfluo passeggero non lo si riempie, questi allora prontamente ci fa prorompere in una crisi. E’ forte l’urlo del silenzio che proviene dal vuoto dell’anima, è un grido che rimprovera ricordandoci del nulla che abbiamo lasciato essere. Abbiamo lasciato che l’anima si riempisse di superfluo, ma essa di altro si nutre, tutto ciò che non le è affine non le appartiene e non le è utile, l’utile dell’anima non è l’utile utilitaristico e spesso materialistico che comunemente intendiamo, soprattutto noi occidentali, altro è il suo cibo, l’ambrosia e il nettare (il cibo degli dei); ruminare (per usare un’espressione di Nietzsche) è la sua arte autentica.
Socrate che agli abili sofisti risponde: conosci te stesso, Socrate che come i bambini domanda e si domanda che cos’è e il perché di ogni cosa, che cerca e la sua ricerca non finisce e che è tra i primi a insegnare a noi occidentali a ruminare, l’uomo più saggio e più giusto (Platone, Fedone,118A), ci ha educati a domandare e a non accontentarci delle risposte facili e sbrigative come palliative ad uno scomodo domandare che è scomodo pensare. Nell’epoca postmoderna per riascoltare l’esigenza dell’anima, l’uomo può mettersi all’ascolto silenzioso di ciò che essa ha da dirci, anche se quel che ci dice inizialmente può non piacere, può essere doloroso e purtroppo un Socrate non c’è oggi a lenire le doglie del parto (Platone, Teeteto, 148E-151D), ad attutire il trauma della caduta delle certezze canoniche, come i valori caduchi delle mode, in cui la nostra cultura, dalla nascita, ci ha educati. L’ascolto è lacerante e l’uomo occidentale nella fretta frenetica è abituato a non ascoltare, per contro deve parlare o riempire di voci e rumori lo spazio circostante, al che questi possano riempire ormai di eco il vuoto interiore. L’uomo moderno non sa più domandare, l’uomo non si sa più stupire o almeno si meraviglia dell’appariscente, ma non sa più cos’è la meraviglia originaria del mondo e ciò che tendenzialmente non colpisce l’attenzione effimera, cioè quell’attenzione di breve durata di tempo – passionale -, lo ritiene non degno di attenzione. Lo stupore originario invece è uno stupore fanciullo che vuole attenzione costante e che, come i bambini, ha bisogno di cure, quelle cure che l’anima chiede per sua stessa natura e per natura umana, ma che per troppo tempo le sono state negate.
Le domande in fondo, quel perché innocente che i bambini chiedono e si chiedono, possono essere l’inizio di una convalescenza da un nichilismo che sempre, pericolosamente e inquietantemente abita l’uomo.
Rosalinda Maggio
Socrate che agli abili sofisti risponde: conosci te stesso, Socrate che come i bambini domanda e si domanda che cos’è e il perché di ogni cosa, che cerca e la sua ricerca non finisce e che è tra i primi a insegnare a noi occidentali a ruminare, l’uomo più saggio e più giusto (Platone, Fedone,118A), ci ha educati a domandare e a non accontentarci delle risposte facili e sbrigative come palliative ad uno scomodo domandare che è scomodo pensare. Nell’epoca postmoderna per riascoltare l’esigenza dell’anima, l’uomo può mettersi all’ascolto silenzioso di ciò che essa ha da dirci, anche se quel che ci dice inizialmente può non piacere, può essere doloroso e purtroppo un Socrate non c’è oggi a lenire le doglie del parto (Platone, Teeteto, 148E-151D), ad attutire il trauma della caduta delle certezze canoniche, come i valori caduchi delle mode, in cui la nostra cultura, dalla nascita, ci ha educati. L’ascolto è lacerante e l’uomo occidentale nella fretta frenetica è abituato a non ascoltare, per contro deve parlare o riempire di voci e rumori lo spazio circostante, al che questi possano riempire ormai di eco il vuoto interiore. L’uomo moderno non sa più domandare, l’uomo non si sa più stupire o almeno si meraviglia dell’appariscente, ma non sa più cos’è la meraviglia originaria del mondo e ciò che tendenzialmente non colpisce l’attenzione effimera, cioè quell’attenzione di breve durata di tempo – passionale -, lo ritiene non degno di attenzione. Lo stupore originario invece è uno stupore fanciullo che vuole attenzione costante e che, come i bambini, ha bisogno di cure, quelle cure che l’anima chiede per sua stessa natura e per natura umana, ma che per troppo tempo le sono state negate.
Le domande in fondo, quel perché innocente che i bambini chiedono e si chiedono, possono essere l’inizio di una convalescenza da un nichilismo che sempre, pericolosamente e inquietantemente abita l’uomo.
Rosalinda Maggio
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